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Risonanze tra pittura e psiche
Paolo Aite in dialogo con Philo e con il Laboratorio Analitico delle Immagini
ingresso libero

“Che tipo di artista siete voi? Vasai, pittori, musicisti, scrittori? Nella mia esperienza, alcuni psicoanalisti non sanno che tipo di artista essi siano. Se non riescono a vedere loro stessi come artisti, stanno sbagliando lavoro”. Così Wilfred Bion comparava il mestiere dello psicoanalista a quello dell’artista e invitava i terapeuti a riflettere sulla loro vocazione. Perché è il linguaggio dell’arte, attraverso varie forme espressive, ad avvicinare il linguaggio della psiche. Un’ispirazione comune guida la mano da pittore e la mente da analista di  Paolo Aite, neuropsichiatra e analista junghiano che, in un libro originale e prezioso, Risonanze. Tra pittura e psiche (Icone Edizioni, 2018), porta il lettore a sfogliare la sua autobiografia per immagini. “Forse queste mie pagine sono solo un modo di cercare e distinguerequalcosa nel mistero della visibilità psichica che da sempre mi affascina”.

L’autore mette in connessione i quadri che fin da ragazzo ha dipinto con gli eventi salienti della sua vita, li ri-vede, con un procedimento simile a quello che capita nel suo setting. Aite, infatti, è il fondatore di un gruppo di ricerca sul Gioco della Sabbia nell’analisi dell’adulto, il LAI.

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